Oval

Dicembre 18, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Palazzo dello Sport per il pattinaggio di velocità realizzato in collaborazione con HOK Sport. L’edificio è stato una delle sedi principali dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. L’edificio include la pista per il pattinaggio di velocità. Dopo i Giochi è stato riconvertito come spazio espositivo suddivisibile in tre sale e utilizzabile in congiunzione con l’adiacente Lingotto Fiere.

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Gallery

Credits

  • progetto > Studio Zoppini Associati, HOK Sport Ltd
  • localizzazione > via Nizza 294, Torino
  • tipologia > edificio per lo sport
  • cronologia > 2002 – 2005
  • crediti fotografici > David Vicario, Andrea Fortunati

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Ristorante Ferrari

Dicembre 17, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Il progetto del nuovo ristorante Ferrari a Maranello è direttamente influenzato dai principali concetti di architettura passiva. Da un punto di vista concettuale, il corpo principale ricorda la pala di un elicottero, che provvede a schermare gli ambienti interni dalla radiazione solare diretta e garantisce nelle ore di utilizzo una grande trasparenza. La facciata è stata disegnata seguendo il percorso del sole durante la giornata. Il tetto a Sud è coperto da pannelli solari e gli spazi al piano terreno sono protetti dal grande volume che ospita il Ristorante.

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Credits

  • progetto > MDN Marco Visconti & Partners
  • localizzazione > Maranello (Modena)
  • tipologia > edificio commerciale
  • cronologia > 2008
  • crediti fotografici > David Vicario

→ Lascia un CommentoCategorie: PRJ > edifici commerciali

Fondazione Merz

Dicembre 15, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Per quale motivo un edificio industriale costruito nel 1936 ha un’attitudine tanto forte a diventare un “contenitore” per l’arte contemporanea? Indubbiamente perché nell’immaginario di Mario Merz, che ha scelto questo luogo per collocare la sue opere, soggiornavano sensazioni e previsioni che contemplavano una sorta di complicità tra forma e spazio dell’edificio e la forma delle sue opere nello spazio. Il progetto di ristrutturazione ha perseguito, su espressa indicazione di Mario Merz, la ricerca dell’originaria semplicità dell’impianto e ne ha riproposto una lettura facilmente riscontrabile, ma anche evocativa, della sua funzione passata. L’edificio, situato in Borgo San Paolo, quartiere interessato agli interventi di riqualificazione urbanistica e culturale di Torino degli ultimi anni, era la centrale termica delle frontestanti Officine Lancia, a cui era collegato da numerosi condotti e tubazioni sotterranee. L’operazione di eliminazione di queste connessioni, quasi una recisione del cordone ombelicale che legava la centrale termica alle officine, è stato il momento di genesi che ha sancito la funzione autonoma dell’edificio. Lo sforzo dei progettisti è stato quello di rendere più “puri” gli spazi interni ed i volumi in genere, spogliandoli di tutte quelle superfetazioni non naturali che nel tempo e per esigenze congiunturali si erano affastellate in maniera disordinata a ridosso alle forme originali. L’edificio ha una superficie complessiva di 3.200 mq dei quali 1.400 destinati ad area espositiva, articolati su tre livelli e comprendenti un’area esterna, e i restanti adibiti a servizi (biblioteca, centro studi, bookshop e caffetteria). Il piano interrato conserva la presenza di alcuni locali tecnici in uso alla centrale termica. Lo spazio, realizzato ex novo con accesso diretto dalla scala posta nel salone al piano terra e anch’esso destinato all’esposizione delle opere, oltre ad una sua autonoma suggestione, offre lo scorcio visivo della vasca esterna degli ex serbatoi, posta alla stessa quota. La vasca, anch’essa utilizzata a fini espositivi, è il luogo che più di ogni altro riporta alla memoria la passata funzione dell’edificio. Il salone al piano terra, alto 10 metri e con una larghezza media di oltre 15, è illuminato dalla luce proveniente dalle ampie vetrate poste sul lato prospiciente la piazza, anch’esse rigorosamente conservate. Il primo piano è in parte utilizzato a fini espositivi ed in parte ospita i locali adibiti a biblioteca e centro studi. La sobrietà ricercata e la cura con la quale sono state individuate e valorizzate le forme originarie dell’edificio, non hanno impedito l’utilizzo di tecnologie di avanguardia per quanto concerne gli impianti termofluidici, elettrici e speciali, alcuni dei quali sono stati posati “in vista” a sottolineare il carattere dell’intervento. Le colorazioni esterne e le decorazioni sono state ripensate escludendo le esistenti tinte ocra e grigio intenso, frutto di interventi sovrapposti e successivi all’impianto, e sintonizzate ai toni naturali degli elementi lapidei costituenti la zoccolatura e alle cornici esterne dei serramenti.

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Credits

  • progetto > Giovanni Fassiano, Cesare Roluti, Mariano Boggia; con Marco Lana, Elena Taretto
  • localizzazione > via Limone 24, Torino
  • tipologia > edificio per esposizioni
  • cronologia > 2002 – 2005
  • superficie > 3.200 mq
  • crediti fotografici > Beppe Giardino

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Minideposito Donatello

Dicembre 11, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Il minideposito Donatello nasce all’interno del progetto Torino Geodesign: comunità presenti sul territorio, designer ed aziende italiane sperimentano una nuova ottica sistemica di fare design.

La Comunità dell’Aiuola Donatello nella sua azione di riqualificazione “inclusiva” dello spazio pubblico necessita di un deposito per poter collocare il materiale necessario alla realizzazione delle proprie attività estemporanee.

Studio APE progetta un “contenitore” che una volta aperto può assumere differenti conformazioni per lo svolgimento di diverse attività: esposizioni, reading, concerti, cineforum, workshop. Studio APE progetta un sistema che, aperto o chiuso, diventa riflesso della realtà circostante, multietnica se il quartiere è quello di San Salvario.

Spazio Artigiani si occupa della produzione e mette a disposizione le competenze tecnologiche e gli avanzati centri di lavoro automatizzati di cui dispone nel proprio distretto artigianale.

Il sito di progetto di Piazza Belfiore è circondato da architetture differenti per scala e destinazione d’uso. Il minideposito Donatello diventa un oggetto flessibile che occupa 3 mq quando chiuso e 17 mq quando completamente aperto. La struttura portante è realizzata in listellare di legno di abete e le pareti che si aprono a 270° grazie ad un sistema di cerniere appositamente disegnate, sono rivestite in laminato ad alta pressione (MEG – Material Exterior Grade della Abet Laminati) traforato a controllo numerico.

La scelta del colore persegue un obiettivo dicotomico: integrare l’oggetto con discrezione nel contesto, quando chiuso e rendenderlo visibile, anche grazie al sistema di illuminazione integrata, una volta aperto.

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Credits

  • progetto > Studio APE
  • localizzazione > piazza Belfiore, Torino
  • tipologia > allestimento temporaneo
  • cronologia > 2008
  • superficie > 3 mq, 17 mq
  • crediti fotografici > Studio APE

→ Lascia un CommentoCategorie: PRJ > allestimenti temporanei

Volumi

Dicembre 10, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Il progetto propone di inserire e distribuire nel territorio urbano e più precisamente nelle parti meno importanti e auliche delle città degli interventi artistici di grande dimensione. L’occasione viene data oggi dalla necessità di intervenire sul patrimonio edilizio italiano per metterlo a norma secondo le prescrizioni nazionali e internazionali di risparmio energetico. Gli interventi richiesti dalla norma riguarderanno sempre più l’involucro edilizio, il confine tra l’interno e l’esterno delle nostre abitazioni. Lavorare sulla pelle degli edifici in una collaborazione multidisciplinare tra arte e architettura per creare una nuova mappatura artistica delle città. Se si riuscisse a posizionare nella città una serie di opere di grandi dimensioni come la facciata di un edificio, realizzate da artisti/architetti/designer più o meno conosciuti di varie nazionalità, oltre a realizzare un progetto di riqualificazione per la città, si attuerebbe un processo che potrebbe incrementare l’attenzione culturale delle periferie. La volontà è dare ad un intervento compositivo una capacità comunicativa che non sia solo quella del linguaggio della forma. Per potersi interfacciare con la popolazione ad un livello non puramente architettonico, per aumentare il grado di interazione tra l’edificio e la gente che vive il quartiere, che passa per strada. L’edificio non è solo contenitore di persone e cose, in dialogo con coloro vi abitano, ma è anche spazio della città. Quali attori vengono coinvolti. Il privato che paga l’opera e ne rimane proprietario dei diritti, per esempio una Fondazione per un suo ritorno di immagine o l’impresario edile che recupera un fabbricato per rivenderlo e pubblicizzarne le vendite. Il comune che stanzia una percentuale dell’opera per incentivare i proprietari a partecipare al progetto o semplicemente ne da il patrocinio. Lo stesso comune diventa invece più attivo se decide di intervenire su propri immobili da riqualificare. L’intenzione è quella di sviluppare il progetto investendo in prima persona insieme all’impresa e ai privati che ci hanno creduto. In seguito cercare di affrontare il progetto su scala più ampia aprendosi ad altri attori privati e pubblici. Attualmente è in fase di sviluppo solo per la città di Torino la ricerca e l’individuazione di edifici pubblici e privati con le caratteristiche corrispondenti al progetto. Attraverso questa sorta di censimento proporremo una pianta della città e dei possibili interventi localizzati nei luoghi di maggior necessità.

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Credits

  • progetto > BSA Bottega Studio Architetti, Architetti Giacosa Palitto; con Vittorio Corsini, Francesca Referza
  • localizzazione > via Foggia, Torino
  • tipologia > edificio residenziale
  • cronologia > 2009
  • crediti fotografici > Beppe Giardino

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Via Bologna: quattro architetti si contendono la sede Lavazza

Dicembre 8, 2009 · Lascia un Commento

Saranno quattro architetti italiani a disputarsi il progetto del nuovo «quartier generale» di Lavazza a Torino, uno tra gli interventi piu’ significativi di razionalizzazione aziendale e di riqualificazione urbana sul fronte privato. I nomi: Mario Cucinella, Cino Zucchi, Vanja Frlan Jansen e Luciano Pia. Ieri la presentazione dei candidati, scelti tra altri 20 professionisti. Presente Alberto Lavazza, presidente dell’azienda. Tre le linee guida del progetto: rispetto dei valori aziendali, ecosostenibilita’ e integrazione con il tessuto urbano. L’area interessata e’ delimitata dalle vie Bologna, Pisa, Ancona, largo Brescia e corso Palermo.

(ALE_MON, La Stampa, 27/11/2009)

→ Lascia un CommentoCategorie: PRS > città

Casa CSLN

Dicembre 7, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Progetto di interno per single, un progetto edonista, la casa e’ costruita intorno al letto centrale e sopraelevato, gli spazi a spirale attorno al letto hanno differenti livelli di intimità, dal piu conviviale al piu intimo. La cabina letto è blocco unico con la cucina in modo da liberare completamente la pianta dell’alloggio. Sotto la cabina-letto sono posizionati grandi armadi scorrevoli che usano completamente lo spazio sottostante.

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Credits

  • progetto > MAGMAPROGETTI
  • localizzazione > Torino
  • tipologia > interni – residenziale
  • cronologia > 2005
  • crediti fotografici > Beppe Giardino

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The little loft

Dicembre 4, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

L’edificio, in precedenza una falegnameria, è un edificio stretto e lungo, accostato a due altri edifici sul lato lungo.
 Lo spazio vuoto, affascinante nella dimensione risultava buio e poco accogliente.
 Il progetto di aprire centralmente a  una fonte di luce risultava necessario, da qui il secondo livello, quello piu privato, viene diviso, per far filtrare la luce e unito da passerelle.
 Al piano terra dall’entrata si suggeguono diversi spazi, di incontro, dall’angolo televisione fino allo spazio conviviale della cucina, tutto questo viene accompagnato da un muro che cambia forma e funzione, da porta televisione, passando per il bagno fino a libreria. 
Al piano superiore lo spazio vuoto divide la parte genitori da quella dei figli e delle passerelle in legno e vetro li mettono in comunicazione.

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Credits

  • progetto > MAGMAPROGETTI
  • localizzazione > Lille (Francia)
  • tipologia > interni – residenziale
  • cronologia > 2008
  • crediti fotografici > MAGMAPROGETTI

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Dual Show Food restaurant

Dicembre 3, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

E’ il primo esempio torinese di Show-Food bar and restaurant. Affacciato su una delle piazze scenografiche di Torino, re-interpreta in chiave moderna la vecchia tradizione dei caffè torinesi, intesi non solo come luoghi di ristoro, ma soprattutto come occasione di incontro e socialità. Il Dual è doppio nella sua destinazione, lounge-bar e ristorante.

Il guscio che si sviluppa sulla proiezione del bar e ne definisce l’area di pertinenza, ti accoglie avvolgendoti, si percepisce una piacevole sensazione di intimità; è di per sé un luogo con una forte identità, che ti cattura. Tale è l’intenzione progettuale che definisce senza definire le due destinazioni d’uso.

Il ristorante circonda il guscio, ma è anche formalmente escluso, riservando così ai clienti più privacy. Le due aree si guardano e si mostrano vicendevolmente in un ambiente lucido e laccato con citazioni anni ’70.

Il progetto generale oltre all’interor-design comprende lo studio di ogni singolo dettaglio che va dalla grafica, alla comunicazione e allo studio del merchandising. Interessante anche l’esempio di comunicazione olfattiva che grazie ad essenze diffuse dall’impianto di trattamento dell’aria ed analoghi profumi progettati e commercializzati in esclusiva, lega alla memoria olfattiva del fruitore il ricordo del Dual. Il locale insiste su uno spazio di 200 metri quadrati.

Elementi realizzati su disegno: Il guscio in legno laccato bianco ed il banco bar in acciaio inox rivestito in acero, contropareti e panche in legno laccato bianco e grigio

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Credits

  • progetto > +STUDIO ARCHITETTI ASSOCIATI; con Filippo Orlando, Davide Mosconi, Emanuela Consiglio
  • localizzazione > via Cesare Battisti 17, Torino
  • tipologia > interni – ristorazione
  • cronologia > 2001
  • crediti fotografici > Roberto Tealdi – Teaphoto

→ Lascia un CommentoCategorie: PRJ > interni - ristorazione
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Bokaos dining club

Dicembre 1, 2009 · Lascia un Commento

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Descrizione

Situato in Piazza Vittorio Veneto, ai piedi della collina torinese con vista sul Po, sulla Gran Madre e sul Monte dei Cappuccini, il Bokaos gode di una particolarità che lo rende unico: oltre all’ingresso aulico dalla piazza, si accede al locale attraverso un antico camminamento sotterraneo, lungo circa 30 metri, collegato direttamente con i Murazzi del Po. L’ingresso lungo il fiume è posto a – 6 metri rispetto al piano stradale e ci consente, quindi, di vivere due realtà cittadine che siamo abituati a cogliere separatamente.

Quasi un cronotipo architettonico dove il rapporto spazio/tempo/luogo muta sorprendentemente a seconda del percorso che si sceglie di compiere.

Il locale insiste su di uno spazio di 320 metri quadrati, suddivisi tra un piano terra   (Piazza Vittorio) ed un piano interrato (Murazzi del Po).

Il piano interrato è caratterizzato dall’ingresso dal tunnel sotterraneo. Quest’ultimo in pietra e mattoni è stato volutamente lasciato com’era, l’unico nuovo intervento è una pedana rialzata in fogli di alluminio ed illuminata, che consente il passaggio di tutti gli allacciamenti tecnici e le canalizzazioni dell’aria. Il piano interrato è un lounge-bar di forma allungata dove legno e pelle nautica caratterizzano un ambiente caldo e accogliente. Dieci cubi luminosi retro illuminati, con immagini macro di ispirazione vegetale, scandiscono il percorso verso il piano superiore al quale si accede tramite una scala in carpenteria metallica, scoprendo un’altro banco bar e la sala ristorante.

Le pareti grigie, quasi nere, si alternano alle specchiature dell’acciaio inox lucido del banco bar e del relativo soffitto in un gioco di contrasto e di riflessi tra interno ed esterno. L’effetto è sorprendente: quattro grosse finestre si aprono verso il Po, la Gran Madre e i portici di Piazza Vittorio Veneto. Le finestre sono progettualmente considerate dei diaframmi tra interno ed esterno. Tutte allestite con piani in acciaio, sotto i quali sono stati creati micro giardini zen, permettono la visibilità del locale dall’esterno, assicurandone al contempo la privacy dei clienti all’interno.

Per garantire l’effetto filtro desiderato si è lavorato con tre elementi ripetuti per ogni finestra: un piano di mescita in acciaio inox, una application adesiva con la branderizzazione del logo ed un giardino zen, che interrompe la continuità del pavimento tra interno ed esterno diventando un elemento attrattivo di forte impatto verso l’esterno.

La sala ristorante è caratterizzata da una grossa croce in acciaio inox a soffitto, contenitore dei fari ad incasso, la quale oltre ad illuminare in modo puntuale e zenitale i tavoli, spezza visivamente l’altezza eccessiva delle volte, rendendo l’ambiente più raccolto. La parete di fondo di tutto il locale è caratterizzata da una boiserie in listoni di legno a toni di grigio con inserti di acciaio, di pannelli laccati e di vetri satinati retro illuminati. La colonna centrale, perno dell’intervento, ed elemento divisorio tra sala ristorante e zona bar è stata ingrandita e rivestita di pannelli laccati bianco ghiaccio.

Le sedie sono disegnate da Mario Mazzer per Ycami (sedia gin) e gli sgabelli sempre di Ycami sono di Tomoko Azumi (lem).

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Credits

  • progetto > +STUDIO ARCHITETTI ASSOCIATI; con Filippo Orlando, Davide Mosconi, Emanuela Consiglio
  • localizzazione > piazza Vittorio Veneto 23, Torino
  • tipologia > interni – ristorazione
  • cronologia > 2002
  • crediti fotografici > Roberto Tealdi – Teaphoto

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